Ponza: isola dell´oblio
Non c´è da meravigliarsi se i pochi pittori che visitano il vulcanico gruppo delle isole Ponziane - come Böcklin, ad esempio - poi se ne allontanano restando confusi dagli inverosimili dirupi a strapiombo di scenografica bellezza. Infatti , soltanto Inverosimile è la definizione che possa esprimere le emozioni causate nella mia mente da queste ciclopiche caverne naturali illuminate di luce soffusa - come le navate di cattedrali - che si spalancano sulle onde del mare. O dai precipizi di lava e d´altri soffici materiali che risplendono di intense tonalità di bianco, carminio, verde, grigioperla, nero e giallo. La singolarità è che queste colorazioni sono nettamente suddivise le une dalle altre, e i loro contorni chiaramente delimitati; sembrano linee di confine che sulle mappe geografiche policrome separano le nazioni. Inverosimile come un sogno, probabilmente troppo insolito per stimolare l´immaginazione dei pittori e dei poeti.
Le principali magnificenze di questo spettacolo straordinario
Mi stavo quasi scordando di nominare le principali magnificenze di questo spettacolo straordinario: l´incontaminata e nitida distesa di malva e di eliotropi, che come un sipario di seta discende dalle colline ricoperte da vigneti fin sulla spiaggia; dove pescatori accovacciati riparano le reti per la prossima nottata di lavoro. Certo gli studiosi di mineralogia potrebbero farvi conoscere i nomi di tutte le rocce delle isole Ponziane - quali ad esempio, Scrope e Doelter che nel passato le hanno ampiamente studiate - ma potrebbero spiegarvi com´è possibile che quelle pietre, se tenute in mano, sembrano tutte uguali? Invece quando le osservate en masse risplendono di tinte così fantastiche? E perché le venature di quella smorta roccia color pece assumono riflessi metallici simili al velenoso verde rame, e come mai quelle cime aguzze di bronzea trachite brillano come incandescenti rubini e ametiste? è forse dovuto alla loro salda compattezza? Oppure in tutto questo c´entra il mare - e il sole? Non fu lo scenario dei luoghi e nemmeno l´inclinazione per la geologia che ci spinsero a venire a Ponza. Fu semplicemente la noia e il desiderio di farla finita con quel luogo. Continuamente vedevamo queste isole avvampate dagli ultimi raggi di sole dalla nostra terrazza di Ischia, la smania di conoscerle cresceva giorno dopo giorno, finché ci chiedemmo: quando ci andiamo? C´è un vaporetto due volte la settimana, perché non ci andiamo domani? Ebbene, ci rendemmo conto che effettuato il periplo dell´isola principale, la cui forma sembra un falcetto - l´impresa si dimostrò abbastanza ardua poiché la costa è piena di dentellature che le danno l´aspetto di una fetta di pane spalmata di burro morsicata dai due lati da un bambino - e dopo aver navigato attorno agli isolotti di Zannone e Palmarola, restava ben poco da vedere.
Da: Isole d´estate Ischia e Ponza di Norman Douglas
[Imagaenaria Editore]
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