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I Ventotenesi

La copertina del libro I Ventotenesi

I primi coloni

Il 15 Giugno 1772 arrivarono sull´isola, a bordo di una martingala, i primi coloni: 28 famiglie, questa data segna l´inizio della storia dei ventotenesi. Storia di povera gente che coraggiosamente ha lasciato la terra di origine per iniziare una nuova vita in un´isola non certo facile, in cui il vento e il mare a volte rubano la fatica degli uomini. Fiduciosi e caparbi hanno creduto in essa e l´hanno amata. L´isola rappresentava l´unica realtà in cui poter credere: non possedevano nulla e lasciavano quanto gli era appartenuto. Quel piccolo lembo di terra offriva loro ancora una possibilità di sogni e di ricostruzione, custodiva promesse ammaliatrici. Terra amara e generosa, mare possente e benefico, accettarono la rinunzia e la dedizione in cambio del suo impegno. Un silenzioso patto li fece immediatamente riconoscenti e creò un legame indissolubile. Non ne avevano la consapevolezza ma il loro sogno li aveva già resi vincitori. […]

Gli arrivi da Torre del Greco

Da Torre del Greco giunsero: Accardo, Ajello Balzano, Bosco, Bossa, De Majo, Frulio, Lancella, Nocerino, Manzo, Romano, Ruggiero, Sorrentino, Sportello, Vitello; da Ischia: Regine, Ricciardi, Iacono, Pepe; da Torre Annunziata: Acampora, Imparato, Tuccillo, Scarpa; da Napoli: Mosella, Preta, Bifaro, Cappiello; da Amalfi i Matrone; da Gioia del Cilento i Santomauro. […] Per la nuova colonia stabilitasi sull´isola, il Governo dei Borbone, oltre a confermare i privilegi Farnesiani, mise in atto una serie di provvedimenti e di agevolazioni per facilitare il processo di colonizzazione. Organizzò la vita amministrativa, militare, sanitaria, sociale e religiosa, costituendo commissioni e deputazioni, con funzionari e addetti ai nuovi servizi pagati dalla Cassa Allodiale. […] Dopo circa venti anni l´organizzazione, voluta dai Borboni, funzionava a pieno regime. I coloni possedevano i loro terreni in enfiteusi, che poteva anche essere trasmessa agli eredi, e pagavano annualmente un canone di 10 ducati. Avevano, inoltre, la possibilità di richiedere all´Amministratore dell´isola, Carlo De Salvatori, dei prestiti restituendoli con comodo e garantendo con i loro raccolti. Quasi tutti i coloni, dopo aver inoltrato domanda al Sovrintendente a Napoli, Duca di Cantalupo, potevano usufruire di un sussidio annuo pari a ducati 36 e grana 50.

Un servizio barca

Era organizzato un servizio barca, svolto da un ischitano, Leonardo De Luca, che trasportava da Napoli dispacci reali, medicine per la spezieria e merce varia per il Magazzino di Real Conto di Ventotene e Santo Stefano. Conclusi i lavori delle grandi opere, la chiesa, il cenobio, la Torre, l´ospedale e il magazzino, grazie al Maggiore del Genio Antonio Winspeare e all´ingegnere Francesco Carpi, sull´isola si andavano gradualmente completando le strade, i muretti, gli scavi per lo scolo delle acque sporche, gli alloggi per i soldati invalidi, il deposito del sale, nuove case intorno al nucleo centrale della fortezza e della chiesa e nelle campagne. Nel 1790 furono costruite le case, solo il piano terra, di fronte alla torre, due furono destinate a prigione, le altre date in affitto ai coloni.[…] L´isola ha costruito nel corso dei secoli, a costo di dure fatiche, la sua comunità e una sua identità, difendendola per anni dal sacrificio del vivere quotidianamente con una doppia popolazione fatta di forzati, coatti, guardie, spie, militi e confinati. Alla metà dell´Ottocento a Ventotene gli abitanti erano 1235 mentre 1100 era la popolazione costituita da ergastolani, detenuti e guardie.

Da: I Ventotenesi di Filomena Gargiulo

[Imagaenaria Editore]

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