L'isola di Capri
Sebbene possiamo conoscer bene la Baia di Napoli, è tutta una rivelazione sbarcare a Capri. Questa isola è un mondo separato dalla penisola alla quale, in un passato ignoto, deve essere stata una volta unita. Tre miglia di mare sono bastate per creare un´altra gente, un´altra atmosfera, un altro scenario e clima. Si è colpiti allo sbarco da un totale cambiamento degli elementi circostanti, umani e cosmici. Si riceve un senso si scultoria solidità e inconsapevolmente si pensa alla poppa di un´imbarcazione e alla forma della sfinge. è davvero la forma di questa isola che costituisce il suo fascino speciale. Ruskin lo avvertì quando, dolorosamente deluso dalla sua prima vista di Napoli, «pronto a piangere come una ragazza» con le cattive strade e il brutto tempo, prese primamente visione delle belle forme di Monte Sant´Angelo e di Capri. Le rocce sembrano cesellate da un grande maestro. Certamente una statuetta di Capri delicatamente modellata e naturalmente vera, sarebbe un perfetto lavoro d´arte? Allo sbarco dal battello, e vigorosi, maschi tipi delle contadine che si accalcano sulla banchina per scaricare il pesante bagaglio dei passeggeri sono una visione che non si dimentica mai. Come diversi sono gli orientali e piuttosto tristi tipi di Ischia o le donne di Sorrento e di Amalfi! Alte, energiche, piuttosto esuberanti nella salute e nello spirito, con un po´ di selvatichezza, esse sono le madri ideali di una famiglia isolana. Le donne di Capri hanno un´apparente dignità loro propria, una qualità che è lontana dal comune in un paese dove, come annotava Madame de Stael, la dignità sta mancando più delle altre qualità. Siamo in una terra dove l´aristocrazia del contadino è l´unica aristocrazia. Ischia ha avuto i suoi giorni feudali, le sue antiche tradizioni medievali; Capri no. Con la morte di Tiberio cominciò più o meno l´esistenza irrilevante che l´isola ha mantenuto da allora. Le sue leggende della tirannia e dell´atmosfera dissoluta sono finite, e coi secoli Capri è diventata famosa solamente per la calma vita dei contadini e l´industria e la moralità dei suoi abitanti. La speranza è che una tale tradizione sopravviva alla nostra età degenerata. La nobiltà italiana non ha mai cercato di porre piede qui; e la sua bellezza e l´immunità dai pericoli vulcanici non hanno mai attirato abbastanza curiosamente gli italiani. Sono le razze nordiche che gradualmente hanno colonizzato l´isola, e lentamente ma costantemente hanno armonizzato la loro lingua e le loro caratteristiche con quelle del luogo. Il tedesco, non bello lui stesso, ha un occhio infallibile per il bello in natura. Anche lui ama la terra dove le tracce dei tempi romani s´attardando nel suolo e, come se una passione per il contrasto lo riempisse con una grottesca delizia, erigerà mostruosità architettoniche in posti che non solo la natura ma le rovine dei grandi secoli hanno idealizzato. Fortunatamente in Italia l´elemento nuovo distrugge rapidamente il vecchio, e usi e costumi presto scompaiono. Solamente alcune fra le donne dei pescatori e i ragazzi ancora portano il loro incantevole rosso "berretto scozzese", e la gioventù li abbandona, preferendo in ogni possibile occasione festiva i cappelli neri e duri. La trasformazione che cagiona questo mutamento di abito mette a dura prova la mente dell´artista. Una pittrice aveva fatto un riuscito schizzo di un ragazzo con questo berretto, e sentendosi ispirata per farne un altro, guardò il suo modello ad una festa; e qui lui era, orrendo a vedere, nel brillante copricapo nero.
Da: Ischia e Capri dipinte da Augustine Fitzgerald descritte da Sybil Fitzgerald
[Imagaenaria Editore]
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